Giocare è crescere: il valore del gioco libero nella vita dei bambini
“Dai giochi che un bambino fa possiamo farci un’idea di come vede e interpreta il mondo: come vorrebbe che fosse, che cosa gli interessa, quali problemi lo affliggono. Attraverso il gioco esprime cose che non riuscirebbe a ridurre in parole”
(Bruno Bettelhein)
L’articolo 31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ci ricorda che tutti i bambini hanno diritto al gioco, come momento di svago, di riposo e di espressione culturale. Ma dietro questa semplice affermazione si nasconde una verità profonda: giocare è molto più che divertirsi.
Il gioco è un impulso biologico e universale, un’attività spontanea che caratterizza in modo speciale il tempo dell’infanzia e che accomuna tutti gli esseri umani, in ogni cultura e in ogni epoca. Non è un’attività secondaria, né un semplice passatempo: è parte integrante della crescita.
Giocare per crescere
Il gioco rappresenta il “luogo” simbolico e concreto dove il bambino può sperimentare, costruire significati, agire, sbagliare, riprovare, inventare sé stesso. È una vera e propria attività conoscitiva, che permette al bambino di esplorare ciò che lo circonda e di elaborare ciò che vive.
Per questo possiamo dire che il gioco è il lavoro del bambino. È attraverso l’attività ludica che i bambini prendono coscienza del proprio corpo, delle proprie emozioni e dei rapporti con gli altri. Giocare significa mettere ordine nel mondo, prenderne le misure e farne esperienza diretta, libera e personale.
Perché il gioco è così importante?
Ce lo dicono decenni di studi pedagogici e psicologici: negli ultimi quarant’anni, la ricerca ha dimostrato con chiarezza il ruolo centrale del gioco nello sviluppo infantile. In particolare, è stato riconosciuto che il gioco:
– è la forma di espressione privilegiata nei primi anni di vita;
– consente di rielaborare informazioni ed emozioni in modo creativo;
– sviluppa capacità cognitive, sociali ed emotive in modo integrato;
– favorisce l’autonomia, il problem-solving e la fiducia in sé.
Giocando, il bambino non si limita a ripetere schemi: li trasforma, li mette alla prova, ne inventa di nuovi. In questo processo, egli diventa attore attivo del proprio apprendimento.
Il valore del gioco libero
Un aspetto fondamentale, oggi più che mai, è la difesa del gioco libero: quello non programmato, non guidato, non etichettato. Il bambino ha bisogno di spazi e tempi in cui seguire la propria curiosità, inventare regole, scegliere i ruoli e i materiali secondo logiche che rispondono ai suoi bisogni interiori, non agli schemi degli adulti.
“Non c’è niente di più serio e più coinvolgente del gioco per un bambino. E in questa sua serietà è molto simile ad un artista intento al suo lavoro. Come l’artista, anche il bambino giocando trasforma la realtà, la reinventa, la rappresenta in modo simbolico, creando un mondo immaginario che riflette i suoi sogni a occhi aperti, le sue fantasie, i suoi desideri”
(Silvia Vegetti Finzi)
In questo senso, il gioco libero non è solo una forma di espressione: è una pratica di libertà. Ed è anche il miglior antidoto contro gli stereotipi di genere, che spesso limitano le possibilità esplorative dei bambini, dividendo giochi e giocattoli tra “maschili” e “femminili”.
Quando il gioco è davvero libero, cioè non condizionato da pressioni esterne (aspettative degli adulti, regole rigide, ruoli di genere imposti), il bambino costruisce, distrugge, immagina, crea. Ed è proprio in quel momento che apprende con maggior efficacia.
Giocare per la sua caratteristica di attività libera e liberante è per i bambini e le bambine un atto profondamente gratificante: non ha obiettivi esterni da raggiungere, è motivato solo dal piacere di fare, di essere, di esplorare. Non è un compito, ma una forma di attività spontanea, che rafforza la fiducia in sé e l’autoefficacia. Altrimenti, semplicemente, non è gioco.
Il gioco libero è inclusivo per natura: ogni bambino può trovare in esso la propria forma di espressione, indipendentemente dal genere, dall’origine, dalle abilità.
Il gioco è molto più che un’attività ricreativa: è una necessità dello sviluppo umano.
Permettere ai bambini di giocare liberamente, senza pressioni né aspettative, significa nutrire il loro benessere, la loro immaginazione, la loro capacità di essere nel mondo.
Difendere il gioco, oggi, significa difendere il diritto dei bambini e delle bambine a crescere secondo i propri ritmi, le proprie inclinazioni, la propria creatività. In un mondo che tende a strutturare ogni attività, a valutare ogni comportamento, il gioco resta uno spazio di libertà preziosa.
Difendere il diritto al gioco libero è un atto profondamente educativo.
È un modo per dire ai bambini: sei libero di scoprire chi sei, attraverso ciò che ami fare.
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