Dott. Rachele Pallotto

Essere adulti per poter crescere bambini

Essere adulti per poter crescere bambini
educazione consapevole

Una riflessione sulla competenza emotiva nella relazione educativa con i bambini

 

C’è una domanda che, come adulti, dovremmo avere il coraggio di farci.
Una domanda semplice solo in apparenza, ma capace di cambiare profondamente il nostro modo di stare in relazione con i bambini:

come possiamo essere contenitori emotivi per loro, se prima non conosciamo e non sappiamo essere a nostra volta un contenitore per noi stessi?

 

Viviamo in una società che per false credenze culturali legate all’educazione e all’infanzia, chiede moltissimo ai bambini, fin da piccolissimi.

Chiediamo loro di sapersi regolare emotivamente, di ascoltare gli adulti e seguire tutte le nostre regole, di gestire la frustrazione, di adattarsi ai ritmi degli adulti, di essere autonomi nel sonno, nel cibo, nelle separazioni.

Pretendiamo competenze che, in realtà, sono il frutto di un lungo processo di crescita, e pertanto non solo si conquistano con il tempo, ma richiedono soprattutto un buon accompagnamento da parte degli adulti che sono accanto a loro in questo cammino.

Tuttavia difficilmente ci si sofferma a chiedersi: noi adulti, che livello di competenze emotive e affettive mostriamo loro e offriamo?

 

Bambini travestiti da adulti

Come scrive Beatrice Alemagna nel suo Che cos’è un bambino?,

“Tutti i bambini sono persone piccole che un giorno cambieranno. Non andranno più a scuola ma al lavoro, forse saranno felici, forse avranno la barba o i baffi all’insù, o i capelli tinti di verde. Forse faranno i capricci per delle cose strane come un telefono che non suona o il traffico.”

Questa immagine ci restituisce una verità spesso dimenticata: i bambini diventano adulti, ma non tutti gli adulti diventano davvero grandi.

Viviamo in una società adulto-centrica, dove i bisogni e le esigenze degli adulti vengono messi al primo posto rispetto a quelli dei bambini, che invece vengono trattati come fossero adulti in miniatura e dimentichiamo che è tra i bambini e gli adulti ci sono dei ruoli e dei tempi diversi.

I bambini devono fare i bambini. Gli adulti devono comportarsi da adulti.

Intorno a noi invece vediamo molti “bambini travestiti da adulti”. Persone che:

  • faticano a tollerare frustrazioni e responsabilità,

  • reagiscono in modo aggressivo o addirittura violento quando non vengono accontentate,

  • hanno un bisogno costante di rassicurazione,

  • non sanno stare sole e riempiono i vuoti con relazioni dipendenti e drammatiche.

Non si tratta di giudicare, ma di osservare. Perché questi comportamenti non nascono dal nulla: sono spesso il segno di parti infantili non riconosciute, non accolte, non integrate.

Il rischio invisibile nella relazione educativa

 

Quando un adulto non ha avuto la possibilità o non si è dato il permesso di entrare in contatto con le proprie emozioni e la propria storia infantile, rischia inconsapevolmente di trasferirle sul bambino.

Succede quando:

  • la frustrazione del bambino diventa intollerabile per l’adulto,

  • il pianto viene vissuto con ansia e bisogno di mettere a tacere a tutti i costi pur di non sentirlo,

  • l’autonomia viene richiesta prima che il bambino sia pronto,

  • il comportamento del bambino viene letto come una provocazione, anziché come comunicazione di un qualche bisogno.

In questi casi, il bambino non viene accompagnato nella crescita, ma caricato di un peso che non gli appartiene: reggere le fragilità emotive dell’adulto.

Gli adulti hanno l’importante compito di essere porto mentre tutto è in tempesta, per tale motivo è un lavoro che parte prima di tutto da noi.

Elena Balsamo nel suo libro Amore e libertà scrive “Il problema vero è che per educare un bambino occorre prima di tutto educare se stessi. E questa si che è una grande impresa!”.

Scoprire il complesso mondo dei bambini richiede un lavoro profondo, che non può limitarsi a tecnicismi educativi e sole strategie. Non basta. Richiede una vera e propria riappropriazione delle nostre emozioni infantili.

Solo riconoscendo ciò che ci portiamo dentro possiamo:

  • comprendere davvero i bisogni dei bambini,

  • offrire un contenimento autentico,

  • evitare di proiettare su di loro il nostro bambino ferito.

Come afferma J. Mishne,

“l’obiettivo del lavoro con i genitori è aiutarli a vedere il collegamento tra i propri problemi personali e quelli del bambino, così da renderli parte attiva nel rimuovere gli ostacoli che impediscono la crescita.”

 

Due bambini che si incontrano

Alba Marcoli in “Il bambino nascosto” lo esprime con grande chiarezza:
sono sempre due i bambini che si incontrano nella relazione.
Quello che sta dietro ogni comportamento e sintomo infantile e quello che ogni adulto si porta dentro.

Riconoscere questo incontro significa assumersi una responsabilità educativa profonda: crescere noi stessi per poter accompagnare davvero la crescita dell’altro.

Perché i bambini non hanno bisogno di adulti perfetti.
Hanno bisogno di adulti consapevoli, capaci di stare nelle emozioni, di tollerare la fatica, di offrire presenza e contenimento.

Ed è da qui, sempre, che inizia ogni vera relazione educativa.

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