Dott. Rachele Pallotto

Settembre e i nuovi inizi: come accompagnare bambini e famiglie nell’ambientamento

Settembre e i nuovi inizi: come accompagnare bambini e famiglie nell’ambientamento
servizi per l'infanzia
AMBIENTAMENTO

Dal vocabolario Treccani:

ambientaménto s. m. [der. di ambientare]. – 1. L’ambientare o l’ambientarsi: certe piante hanno buone facoltà di ambientamento2. In architettura, ricerca intesa ad armonizzare le forme di edifici nuovi alle caratteristiche figurative dell’ambiente preesistente nel quale debbono inserirsi, soprattutto quando, in seguito a demolizioni operate in vecchi quartieri, si presenti la necessità di nuove costruzioni fra edifici antichi talora di rilevante pregio e carattere artistico.”

 

Da questa traduzione ciò che emerge subito dal significato della parola è la connessione tra l’inserimento di qualcosa di nuovo in qualcosa che esiste già, in questo caso specifico il vocabolario fa riferimento ad edifici che sono presenti da tempo e la costruzione di nuove strutture che vanno ad inserirsi in quello spazio, con l’obiettivo di creare un armonia (dal greco unione, accordo, proporzione) tra tutte le parti presenti. Il filo conduttore di questa ricerca di equilibrio diviene così l’ambiente che accoglie: uno spazio inteso come contenitore, come cornice che integra al proprio interno elementi strutturali e non.

Filo conduttore che possiamo ritrovare anche nel primo significato riportato dal vocabolario in cui l’esempio utilizzato è quello delle piante. Metafora che di frequente viene utilizzata anche in ambito educativo e che spesso ci viene di aiuto proprio per mettere in risalto la connessione che c’è tra l’evoluzione dell’essere umano e quella della natura. E proprio in questo richiamo è immediato il collegamento con le teorie epigenetiche, che sottolineano il ruolo fondamentale dell’AMBIENTE.

Un ambiente inteso non solo come spazio fisico, fatto di elementi concreti, ma anche come spazio emotivo, caratterizzato dalla qualità delle relazioni vissute.

Trasposto nei servizi educativi, l’ambientamento diventa il momento cruciale in cui il bambino e la bambina entrano in un nuovo spazio, incontrano nuove persone e devono trovare un equilibrio all’interno dell’ambiente che viene loro offerto.

Ma non solo. L’ambientamento è anche punto di incontro, dialogo e interazione tra sistemi differenti: il servizio educativo e la famiglia. Un incontro che richiede agli educatori la capacità di accogliere le emozioni non solo dei bambini, ma anche degli adulti.

Walter Fornasa sottolineava che il nido non può essere un buon nido se rivolge la sua attenzione solo ai bambini; l’incastro tra l’opera dell’educatore e quella dei genitori è indispensabile, un incastro che non deve essere né invadenza, né una delega, ma un maturo ed esplicito equilibrio tra gli elementi.”

 

E allora, quali responsabilità abbiamo noi nel predisporre e offrire un ambiente che faciliti questo processo? Quale cura mettiamo nel progettare le modalità di avvio dell’ambientamento, consapevoli dell’impatto che potrà avere sul percorso futuro?

Molte e per tale motivo propongo  qui alcune domande che spero possano essere utili per orientarci e riflettere:

  • Quali spazi offriamo per l’incontro? Come li prepariamo ed allestiamo? Come verranno utilizzati e da chi? Con quali linguaggi li arricchiamo, affinché possano essere comprendibili sia ai grandi che ai piccoli? In che modo ne curiamo la dimensione estetica, affinché diventi veicolo di piacevolezza e benessere sensoriale? A quali dettagli diamo valore, e perché?

  • Quali tempi dedichiamo all’ambientamento dei bambini e quali, invece, alle famiglie? Sono individuali o di gruppo? Quanto tempo il genitore può so-stare all’interno del servizio? Perché abbiamo scelto questi tempi? Quali momenti di incontro predisponiamo con i genitori e come favoriamo la costruzione di un patto solido ed efficace con loro?

  • Quali risorse e strumenti mettiamo in campo per documentare questo percorso? Come condividiamo l’esperienza all’interno dell’équipe e con le famiglie?

Queste sono solo alcune delle tante domande che dovremmo porci quando pensiamo e progettiamo l’ambientamento, al nido e alla scuola dell’infanzia.

Domande che ci aiutano a non ridurre questo passaggio ad un rito vuoto, privo di senso educativo, ma a trasformarlo in un vero sostegno al cambiamento. Il passaggio da casa al nido o alla scuola, come ogni transizione della vita non è mai semplice. Non lo è per noi, che dobbiamo trovare nuovi equilibri con colleghe, bambini e famiglie; non lo è per i bambini e le bambine, che si trovano a vivere contesti molto diversi da quelli conosciuti fino ad allora.

Per questo diventa centrale, per i professionisti dell’educazione, il lavoro condiviso tra adulti: prima in équipe, poi con le famiglie, affinché la transizione diventi un passaggio morbido, privo di strappi e per l’ appunto armonioso.

Se vogliamo che i bambini siano davvero al centro del pensiero educativo, è indispensabile che educatori e insegnanti accolgano le famiglie nei servizi: perché quando si accoglie un bambino, si accoglie anche tutto il suo sistema. E ormai è assodato che il bambino si ambienta bene, in modo sereno e positivo, solo quando anche i genitori si sentono accolti e rassicurati.

Ai professionisti dell’educazione pertanto il compito di accompagnare con cura e sensibilità il primo ingresso di bambini e genitori per trasformare e rendere un momento delicato in un’esperienza emotivamente significativa, di fiducia, accoglienza e ascolto, dove ogni bisogno, di adulti e bambini possa trovare spazio e da cui possa nascere, fin dall’inizio, una relazione autentica a sostegno della crescita dei più piccoli.

 

 

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